Porto Rotondo sbarca a Cortina

OLBIA Tutt'intorno vette innevate e, accanto, l'alto campanile della chiesa parrocchiale. Quella scritta non passa innosservata, se non altro perché è sul centralissimo corso Italia di Cortina d'Ampezzo e perché il nome non può non attirare l'attenzione: "Porto Rotondo, pizzeria". Ma come, nella località montana dei vip per eccellenza c'è un locale che richiama il mare e che, per giunta, porta il nome di uno degli altri borghi simbolo del turismo d'élite? Deve esserci qualcosa sotto. Se poi uno entra, dentro quella pizzeria, la curiosità un po' si appaga e, allo stesso tempo, aumenta. Perché le pareti, tutte foderate, sono piene di foto della Costa Smeralda che fu, della Porto Rotondo degli esordi. Decine e decine di scatti di Nello Di Salvo, in bianconero, che creano un brivido più dei - 7 gradi registrati all'esterno. Che c'entra l'Aga Khan, che pure è uno sciatore (partecipò alle Olimpiadi del 1962 per l'Iran), con Cortina? Ancora nulla, apparentemente. Qualche indizio in più lo fornisce una lingua, che alla fine risulta più familiare dell'inglese e del russo che pure sono quelle più rumorose fra i tavoli della pizzeria. Quella lingua è il gallurese e, praticarla, sono un camiere e quello che, come sarà facile scoprire, è il suo titolare: Davide Pedde, olbiese, un passato da ristoratore tra Porto Rotondo e Porto Cervo (felice un tempo). Ecco svelato il piccolo mistero: quel nome, "Porto Rotondo", non è uno scippo. È un trapianto naturale nelle valli di Cortina, un'operazione di marketing che dà un senso di casa ai molti frequentatori della pizzeria, come i Barilla, i Benetton, per esempio, che d'estate stanno in Costa. «Lu idi chissù? È svizzeru...». Momento di pausa. «Aggjummai, è di Sant'Antoni...». Una battuta e via, Pedde spiega perché ha lasciato la Gallura e, da 16 anni, vive a Cortina, aiutato da alcuni galluresi. Lui la mette così: «Da noi, ormai, è impossibile lavorare bene. Nel 1972 e nel 1973 ero stato a Cortina, mi ero fatto le ossa. Poi avevo aperto alcuni locali tra Porto Cervo e Porto Rotondo, come il "Piccolo Mondo", il "Country" e "Da Davide" - spiega il ristoratore -. Poi ho deciso di provare di nuovo a Cortina e, posso dirlo, l'esperienza è andata bene. Tanto è vero che, qui, ho deciso di restare. La clientela è ottima, si lavora tutto l'anno, o quasi. Non mi posso lamentare». Della Gallura restano quelle foto, sullo sfondo. Un mondo passato. Che forse tornerà, forse. (g.pi.)

da La Nuova Sardegna ©

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